Breve storia di Varazze
25.01.12
BREVE STORIA DI VARAZZE

di
Lorenzo Arecco
da www.varazze.it

La città di Varazze già dai primi decenni del secolo scorso si presenta come uno dei più interessanti e qualificati centri balneari del ponente ligure.
La mitezza del clima, l'ampio arenile fiancheggiato da una stupenda passeggiata a mare, la suggestiva bellezza del suo entroterra comprendente caratteristici centri frazionali, formano un paesaggio stupendo la cui risonanza ha da tempo varcato i confini d'Italia.
IL suo territorio si estende su 48 Km di superficie, a nord comprende il versante marittimo dell'altipiano del Beigua con vette che superano i 1000 m di altezza; nei primi tratti scende in forte pendenza verso la costa, più a valle si estendono verdi colline che degradano verso il mare, avvolgendo le frazioni di Alpicella e Faie.
Quindi, a quote più basse, si trovano le frazioni di Castagnabuona, Cantalupo, Pero, Casanova e Piani di Invrea, circondate da orti, frutteti e curatissimi giardini.
Infine il litorale, lungo oltre 6 Km, parte a ponente dal rio Finale, che segna i confini con il comune di Celle Ligure e procede verso Punta Aspera ed il porto turistico, stendendosi per quasi 3 Km lungo l'arco di un'ampia insenatura che racchiude una magnifica spiaggia. Prosegue con altri tre chilometri di costa rocciosa, interrotta da alcune piccole spiagge, sino alla fine del torrente Arrestra che delimita il confine con il comune di Cogoleto.
Sulla fascia costiera, distribuito lungo il caratteristico golfo, risiede il centro urbano: il quartiere della Mola, il rione Solaro, il Borgo, il Borghetto, il rione San Nazario, che da tempo ormai formano un'unica striscia residenziale. Attualmente conta circa 14000 abitanti, che si moltiplicano nei mesi estivi per la sue capacità ricettive, sia abitative che balneari.
La città ha origini antichissime e la storia antica è ancora in gran parte avvolta dal mistero; solo recentemente si è tentato di riscoprirlo attraverso ricerche e scavi archeologici, compiuti principalmente dallo storico concittadino Mario Fenoglio, ispettore onorario della sopraintendenza ai beni archeologici della Liguria.

Si è potuto costatare che il suo entroterra è ricco di testimonianze di epoca preistorica; in gran parte si riferiscono al periodo neolitico (dal 4700 a.C. e durato circa un millennio) quando l'uomo da predatore delle risorse naturali inizia a essere produttore di cibo. Altre testimonianze si riferiscono all'età del Rame e Bronzo ( 1600-1100 a.C.). In quel periodo nella Liguria marittima gli abitanti dediti alla caccia ed alla pesca, si prostravano dinanzi al dio Begu, danzavano intorno ai menhir. Le incisioni rupestri potrebbero aver avuto il valore di una preghiera e di affilatoi di armi da taglio. Molti reperti ritrovati nella quasi totalità da Mario Fenoglio, sono esposti al pubblico nel Museo locale ad Alpicella.

Qualcosa di più preciso sull'antica Varazze, riusciamo a sapere nel 1200 attraverso la " Tabula Peuntigeriana" una grande carta stradale del 1200, in pergamena, che riporta i nomi delle località interessate alla strada costruita nel 109 a.C. dal console Emilio Scauri per le esigenze logistiche dei legionari segnando le stazioni "Mansio", ove si soffermavano le truppe per i rifornimenti e dove si eseguiva il cambio dei corrieri addetti al servizio postale. In questo documento compare tra le stazioni di Hasta e Alba Docilia il nome di Ad Navalia, l'antica Varazze, così denominata perché in quella zona si costruivano i "vascelloni", le barche corrazzate in ferro, le Galee e varie attrezzature marittime.
Reperti geologici e meticolose ricerche dello storico varazzino Giorgio Costa avvallano l'ipotesi che la stazione era ubicata in Campomarzio - San Lorenzo al Pero, mentre l'antico centro abitato del paese si trovava ad un chilometro più a nord della zona costiera, ai piedi del colle di San Donato al Parasio.

Il colle sorge in una località strategica per il controllo delle vie di comunicazione che dalla costa conducono all'entroterra. Sulla sommità, nell'epoca romana fu costruito un "Castrum", diventato poi una Pieve, la prima chiesa di Varazze, dedicata a San Donato. La sua fondazione, che risale alla fine del XII secolo, era circondata da un castello, fortificazione realizzata in precedenza, durante l'invasione longobarda fu dedicata a San Michele, santo protettore dei Longobardi; infine, dopo circa due secoli ritornò a essere dedicata a San Donato. Alla base del colle, lato mare, esisteva il "Palatium" che attribuì il nome alla località Parasio, dove ebbero sede i funzionari politici e amministrativi. Sempre ai piedi del colle, nella località Mulini a Vapore, esistevano probabilmente diversi cantieri navali. Da fonti storiche apprendiamo che nei cantieri Varazzini si costruirono all'epoca moltissime imbarcazioni denominate "Lembus", lunghe al massimo una dozzina di metri, con uno o due alberi e fornite di speroni.
Il colle fu abitato in tempi antichissimi, come attestano reperti storici ritrovati che narrano la presenza dell'uomo all'età del Ferro.
I primi secoli dopo Cristo, furono segnati dalla decadenza del paese e di tutta la Liguria, devastati da frequenti incursioni piratesche e soprattutto dalle invasioni e dominazione dei Longobardi. Essi non soltanto distrussero numerosi paesi, ma, durante il periodo della loro dominazione, che durò due secoli, cancellarono tutto ciò che ricordava la potenza romana. Arriviamo così agli albori del 1000. La distrutta Ad Navalia risorge sotto un nuovo nome, che, nel suo significato letterale resta costantemente legato alla sua secolare e intramontabile tradizione: "Varagine", ossia paese del varo. Il nome, a causa di deformazioni e storpiature operate dai copisti è variamente indicato in "Veragium", "Varagium", "Varagia", "Varagimum", ma nel 1300 si consolida stabilmente nella forma "Varagine" che nel 1600 per modernizzarlo è coniato nella forma "Varazze".
Dopo le dominazione barbariche, risorge pure la sua industria navale, che darà navigli anche alle flotte cristiane delle Crociate, e per la potenza marinara della Superba. L'industria non si limitava agli scali, ma ne comprendeva altre complementari: officine e laboratori per la costruzione di ancore, verricelli, sartiame, gomene, fabbricazione e tagliatura di vele, segature di legname da opera.
Durante il Medio Evo, verso gli anni 1000 anche Varazze fu soggetta al feudalesimo aleramico.
In questo periodo un'altra industria si sta insediando a Varazze, quella delle cartiere con lavorazione manuale che perdurerà oltre cinque secoli. La forza idraulica del torrente Teiro faceva girare una ruota il cui asse era in legno. A quest'asse erano infissi sfalzati, alcuni perni che azionavano piccoli magli i quali all'estremità erano muniti di pestelli snodati che battevano sugli stracci impregnati di acqua, contenuti nelle pile (grossi mortai in pietra) rendendoli poltiglia (pistu) da cui mediante un setaccio si formava la carta. Un documento segnala che nella prima metà del 1300 esistevano cartiere. Da altri documenti risulta la presenza di 11 "Edifizi" di un quattro da "Gruzzo" e 7 da "Bianco"; nel 1750 erano 9, nel 1867 erano 14. Erano tutte lungo la Valle del Teiro e davano lavoro mediamente ad oltre 200 persone. La materia prima era data da stracci di canapa, lino, cotone, cascame di sartie e vele. Con gli stracci bianchi si costruiva la pregiata "carta bianca" filigranata; si producevano pure fogli sottili per sigarette, quelli più spessi per carta-valori, destinati in gran parte ai mercati dell'America Centrale e Meridionale. La carta di "gruzzo" più scadente era venduta quasi esclusivamente alla clientela locale e non portava alcun marchio